A fronte delle dichiarazioni rese sui quotidiani locali in data odierna dall’assessore all’istruzione U. Rossi e inerenti l’inserimento dei nostri ricorrenti nella graduatoria di quarta fascia della scuola primaria, sindacato Delsa intende dare immediata replica, ritenendo le stesse a più riprese ambigue e non corrispondenti al reale andamento dei fatti.

Nello specifico l’assessore ha dichiarato ( e citiamo esclusivamente i suoi virgolettati) di aver  “iniziato da metà agosto a lavorare per ottemperare all’ordinanza del 5 agosto”.

Sindacato Delsa ribadisce come la Provincia per l’intero mese di agosto ( tempo più che sufficiente per provvedere all’integrazione della graduatoria)  non solo non abbia affatto aggiornato la graduatoria con i nominativi dei ricorrenti,  ma abbia attivato la procedura di inclusione dei nostri assistiti solo a “giochi fatti”, ossia dopo il 31 agosto, giorno in cui ha assegnato gli incarichi ai soli laureati.

La procedura di inserimento per i nostri ricorrenti, apertasi guarda caso solo  il 1 settembre, si è così conclusa a scuola già avviata, nonostante l’ordinanza cautelare (ossia urgente) del 5 agosto fosse tesa proprio ad evitare l’assegnazione delle cattedre da una graduatoria potenzialmente illegittima.

Inevitabile, dunque, che venisse richiesto l’intervento immediato del Consiglio di Stato; il fatto che il Presidente di una piccola provincia italiana si permetta bollare come  “inutile” attraverso le pagine dei giornali, l’ordinanza esecutiva sopraggiunta nella giornata di ieri, con cui il CONSIGLIO DI STATO lo ha  di fatto minacciato del commissariamento in caso di inadempienza,  la dice lunga sulla mancanza di rispetto che Rossi ha nei confronti  dell’organismo istituzionale che in questo caso ha preso le difese  dei lavoratori trentini e che , lo ricordiamo , oltre ad essere anche organo consultivo per la Presidenza della Repubblica e del Consiglio dei Ministri è anche ultimo grado della giurisdizione amministrativa; in pratica il Consiglio di Stato è secondo solo alla Corte Costituzionale nel ramo amministrativo. Inoltre ci preme ricordare che i tribunali sono luoghi di giustizia a differenza di molte aule politiche, quindi noi diciamo:  per fortuna che certe questioni si possono risolvere nelle aule dei tribunali, invece che in quelle della politica!

Alla mancanza di rispetto nei confronti dei nostri assistiti invece,  siamo abituati da tempo. Il Presidente non perde infatti  occasione per bollarli dalle pagine dei giornali come “meno competenti e titolati” rispetto alle laureate,  e questo nonostante siano regolarmente abilitati per l’insegnamento e per giunta a loro volta quasi tutti laureati presso altre facoltà (  sociologia, lingue, psicologia, fisica…).  Ma per queste lauree, per gli sforzi e il tempo speso non c’è alcuna considerazione ne tanto meno riconoscimento di merito in termini di punteggi. Per gli incarichi negati, il Presidente non si dispiace e non ha alcuna parola di scuse, pur dovendo essere nel suo ruolo istituzionale il Presidente di “tutti” , invece che parteggiare per  l’una o l’altra categoria. 

L’unica cosa per cui Rossi esprime  rammarico è  sul fatto che dovrà “chiamare 164 insegnanti e dire loro che dovranno lasciare il posto ai ricorrenti”, ma la verità è che tutto questo caos è la diretta  conseguenza delle sue stesse decisioni. Se 164 docenti perderanno il posto non sarà per via del ricorso, ma solo ed esclusivamente a causa della sua inspiegabile scelta di proseguire come nulla fosse sulla sua strada ignorando i segnali che a più riprese lo invitavano a fermarsi. Del resto, la  stessa decisione di affidare ai docenti ( laureati e non) gli incarichi “con riserva” a inizio anno, è la prova provata che l’assessore sapeva bene che sarebbe potuta sopraggiungere in corso d’anno una ordinanza che avrebbe ribaltato tutto.

All’opposto, se invece l’ordinanza fosse stata eseguita nella  sua limpida chiarezza, inserendo i docenti con riserva, tutti sarebbero rimasti al loro posto. Questo,  anche nell’interesse  dei ragazzi nelle scuole oltre che in quello dei lavoratori. In questa vicenda sono tutti vittime delle sue scelte ( ricorrenti, laureati, alunni e famiglie) e ci sorprende che l’assessore non ravveda alcuna responsabilità di tipo tecnico! Se davvero come dice  “le responsabilità sono mie come assessore e Presidente” prendiamo atto della sua dichiarazione e lo invitiamo a seguito della stessa a considerare caldamente l’ipotesi di dimissioni dall’assessorato all’istruzione.

Segreteria Delsa