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5Set, 19

Assurda situazione degli ATA nelle autonomie

Una vicenda emblematica per dare un’idea degli effetti aberranti e paradossali che creerebbe la regionalizzazione del sistema scolastico italiano. Una situazione che ricorda “il confino” di altri tempi.

Pericolo di DELSA: “Il sistema autonomistico trentino è un esempio perfetto di autarchia nell’ordinamento italiano, funzionale al potere politico locale ed ai quadri dirigenziali, con pochi vantaggi per il cittadino comune molto enfatizzati dalla propaganda di sistema e tante ingiustizie ed abusi ben celati dalla medesima propaganda; agli occhi del resto d’Italia ne risulta un quadro falsato e gravemente alterato della realtà”.

Sintomatica ne è la gestione della scuola. Tra le tante spicca in questi giorni La vicenda del personale ATA che chiede di trasferirsi.

I dipendenti del personale ATA della Provincia Autonoma di Trento (collaboratori scolastici, assistenti e coadiutori amministrativi, assistenti educatori, ecc…) anche da precari si vedono costretti e blindati all’interno del territorio Trentino, risultato di una politica di gestione del personale combinata tra Miur e Province Autonome.

Si tenga conto che già i dipendenti di ruolo del suddetto personale non hanno mobilità sul territorio nazionale e nemmeno per la stessa provincia di Bolzano, pur essendo le due province autonome all’interno della stessa regione con medesimo statuto (una chicca questa tutta italiana).

In sostanza un dipendente ATA delle province Autonome di Trento e Bolzano o della Regione Val d’Aosta anche con decine e decine di anni di servizio nelle scuole pubbliche di questi territori è impossibilitato ad utilizzare il punteggio di moltissimi anni di servizio per chiedere l’inserimento nelle prime fasce del personale ATA nel resto d’Italia, pur essendo previsto come requisito per l’accesso in queste solo 24 mesi nel profilo di riferimento.

Quindi, un laziale come un veronese o un siciliano non potranno mai ottenere il tanto agognato, desiderato quanto sudato trasferimento nella loro terra di origine, perché il MIUR, in perfetto accordo con le province Autonome, nega loro questo diritto, confinandoli di fatto in un fazzoletto di terra della Repubblica Italiana che intanto firma accordi in Europa per ampliare la mobilità dei cittadini europei, anche tramite una maggiore spendibilità della loro esperienza lavorativa.

A rilevare la totale insensatezza di questa cosa è stato già lo stesso Consiglio di Stato che già in ben due pareri espressi in sede i ricorsi al Presidente della Repubblica ha bocciato la legittimità di tale atto non riscontrando alcuna razionale e giustificata ragione a fondamento di questa scelta.

Gli ATA, che si sono rivolti al Sindacato Autonomo Delsa che da anni studia ed affronta le questioni scolastiche e di pubblici dipendenti inerenti il sistema autonomistico, chiedono di essere tutelati di fronte al MIUR e agli uffici scolastici regionali che applicano una ordinanza del 2009 che incredibilmente considera non statale il punteggio svolto nelle Province Autonome nella Val d’Aosta, rifiutando l’iscrizione nelle viste nelle graduatorie di prima fascia della loro categoria.

 La cosa ancora più incredibile e paradossale (ma non tanto visto che siamo in Italia) è che, di fronte ad un piano di integrazione in Europa che cerca di allargare la spendibilità delle proprie professioni su tutto il territorio europeo, vi sia parte del territorio italiano che addirittura riduce all’interno di un fazzoletto di terra dipendenti pubblici impedendogli non solo la mobilità sul territorio nazionale nei ruoli pubblici del medesimo profilo, ma questa regola venga applicata ad alcuni sì ad altri no con una ingiustificata ed inqualificabile disparità di trattamento una situazione ai limiti della vergogna sotto il profilo della giustizia amministrativa e della correttezza del sistema pubblico.

Il sindacato intende denunciare la questione davanti al Parlamento italiano con un’interrogazione, rivolgendo un quesito direttamente al nuovo ministro. È inutile dire che verso il ministro uscente, il leghista Bussetti, nemmeno si è sfiorata l’idea di prospettargli la questione, visto che è stato proprio lui a proporre la regionalizzazione che in effetti, tra le altre aberrazioni, avrebbe anche l’effetto di creare situazioni del genere moltiplicate su tutto io territorio nazionale.

Sul sito del sindacato www.delsa.org le modalità di adesione al ricorso giudiziario verso il Tar Lazio.

Trento 5 settembre 2019                                        DELSA SINDACATO AUTOMO

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