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28Lug, 16

Corte Costituzionale : sentenza precari

Due pronunce : una sentenza in riferimento  alla normativa nazionale , una ordinanza per il Tribunale di Trento.

Il 21 di luglio scorso è stata  depositata la sentenza con le relative motivazioni  della Corte di Costituzionale in merito alla reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi di servizio e alla competenza sulle cause in questione.

La Corte Costituzionale con questa sentenza (relatore il giudice Giancarlo Coraggio) giudica la riforma dell’anno scorso ( cosiddetta “ Buona Scuola”)  una sanatoria: si rischia che assunti o ammessi al concorso non abbiano diritto ad altri risarcimenti per il danno subito in questi ultimi anni. La certezza di un risarcimento ci sarà soltanto per il personale amministrativo, gli Ata, non compresi nella sanatoria e per tutti i docenti che,  pur avendo insegnato per più di tre anni in una cattedra libera e disponibile, non hanno trovato spazio  nel piano di assunzioni.

La Corte fissa anche i parametri che dovranno contenere d’ora in poi le norme sulla scuola: se usare i supplenti quando ci sono cattedre libere per oltre tre anni è incostituzionale.

Ma ricostruiamo la vicenda.

La ragione per cui il caso si era aperto era legata al fatto che la stessa Consulta nel luglio 2013 decise di ‘stoppare’ l’iter e di sottoporre in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea alcune questioni interpretative delle norme in esame: estensore dell’ordinanza fu Sergio Mattarella, allora giudice costituzionale, oggi Capo dello Stato. La corte europea  risponde nel novembre 2014, la cosiddetta sentenza Mascolo. Quella pronuncia richiamava l’Italia per l’assenza di limiti nella successione dei contratti a tempo utilizzati per coprire una “mancanza strutturale di personale di ruolo”, chiedeva di garantire i concorsi.  Quindi  l’accordo quadro per evitare i contratti a ripetizione vale anche per la scuola. L’intero caso tornava alla Consulta, che fra tanti rinvii ha finalmente deciso quasi a fine luglio 2016. Nel frattempo, però, si è introdotta una variabile: la riforma della buona scuola.

Infatti, la difesa della Stato riassume il caso e punta sulle misure della legge 107/2015, la “buona scuola”, con il piano di assunzioni straordinario che, a dire dell’avvocatura dello Stato , “ha consentito di stabilizzare 86.076 unità di personale destinatario di supplenze per oltre 36 mesi”, e il nuovo concorso per “il reclutamento di 63.712 docenti per il periodo 2016/2018”. L’avvocatura puntualizza che a partire dall’anno scolastico 2016/2017 “le procedure concorsuali avranno cadenza triennale per espressa previsione della legge”.

Situazione trentina

La Consulta era stata chiamata a pronunciarsi nello specifico anche sulla situazione trentina ed in particolare sulla legittimità o meno dell’articolo 93 della legge provinciale che permette di soprassedere alla legge europea e reiterare comunque i contratti a termine in ambito scolastico vista l’esigenza di  garantire  il servizio scuola. La  Corte in merito non si è pronunciata sostenendo che il giudice ordinario ha facoltà di decidere in autonomia se applicare la normativa UE in quanto sempre e comunque di carattere superiore rispetto a quella nazionale oppure sollevare questione di pregiudizialità nei confronti del nuovo assetto normativo.Precisando nell’ordinanza di rimessione che :…..”questa Corte non ha disposto il rinvio pregiudiziale in ordine all’interpretazione del parametro comunitario con riguardo alla disciplina statale e provinciale, come letta in combinato disposto dal rimettente, ma alla sola disciplina statale, di cui all’art. 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124 …..” .

In pratica un ulteriore rimbalzo di competenza. Per cui per la situazione trentina siamo praticamente certi che il giudice preposto a decidere su questo genere di cause non avrà interesse ne intenzione ad appellarsi alla normativa europea e continuerà  invece a rifarsi alla normativa interna.

Quello che rileviamo pertanto e come sostanzialmente sulla questione trentina sia stato fatto un buco nell’acqua dato che la questione è stata posta nostro avviso in un modo non centrata da parte di chi ha posto la questione davanti alla Corte Costituzionale.

Il tutto pregiudicherà sicuramente quelle che sono state le cause finora depositate poiché esse si rifacevano a una normativa antecedente alla legge sulla buona scuola.

Come intendiamo procedere

L’ufficio legale DELSA, aveva sin dal luglio dello scorso anno sospeso il deposito dei ricorsi poiché  riteneva ( oggi rivelatosi esatto)  che la nuova normativa sulla scuola sia a livello statale che a livello trentino avrebbe creato una situazione di cambiamento di cui la Corte avrebbe tenuto conto ( jus superveniens).

Pertanto forte di queste scelte di strategia difensiva già assunte dallo scorso proseguiamo nella difesa delle posizioni dei ns ricorsisti con un impianto difensivo che punta in particolare alla contestazione della nuova legge sulla buona scuola sia nazionale che trentina, per le quali se ne chiederà la rispondenza o meno ai parametri europei, unico baluardo di civiltà giuridica, a nostro avviso, idoneo a tutelare i docenti italiani dal loro stesso stato.

Cogliendo l’occasione nell’ambito dei medesimi giudizi di far rilevare la totale inesistenza di misure riparatorie nelle nuove leggi; in particolare perché non distinguono le situazioni pregresse da quelle future. Infatti, le uniche misure coerentemente risarcitorie per i tanti docenti con anni di servizio alle spalle sono la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’immissione in graduatorie provinciali come ha fatto Bolzano o al massimo procedure concorsuali riservate e non concorsi insieme anche a chi è senza un solo giorno di servizio. Inoltre riteniamo inaccettabili le misure riparatorie indicate di recente dalla cassazione ( tra 2 e 12 al massimo) poiché in molti casi ,e noi ne abbiamo diversi, ci sono docenti con anche 28-30 anni di servizio da precario (vedi scuole dell’infanzia).

Trento 27 luglio 2016

 DELSA Sindacato autonomo  

Mauro Pericolo

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